News’s Weblog

Giugno 28, 2008

Lodo Alfano: Di Pietro, «subito referendum»

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Sarà perché Di Pietro è un ex magistrato, sarà perché il suo partito ha fatto della giustizia un cavallo di battaglia, ma l’ex eroe di tangentopoli proprio non ci sta. Antonio Di Pietro rispedisce al mittente il lodo Schifani bis ed il lodo Alfano che garantisce l’immunità a Silvio Berlusconi.. «Appena sarà promulgato la parola passerà ai cittadini. Noi dell’Idv riproporremo un referendum perché vogliamo che i cittadini ci dicano se è giusto che chi governa non sia processato se è sospettato di aver corretto i testimoni in un’aula di giustizia» Da Napoli Di Pietro torna sulla decreto legge appena approcato dal Cdm. «Contesto il merito e il metodo» del cosiddetto lodo Alfano. «Si tratta in sostanza di non far processare Berlusconi quando il processo è già arrivato alla fine è assurdo che si fermi un processo che riguardi il presidente del Consiglio che era già iniziato prima che diventasse premier e che lo si faccia soltanto perché fa il presidente del Consiglio». «In un Paese normale l’interesse dei cittadini è avere un Presidente del Consiglio innocente, non uno che non si può giudicare – ha aggiunto il leader Idv -. Un reato come la corruzione in atti giudiziari è da considerare grave, anzi gravissimo – sottolinea Di Pietro – se, quindi, deve valere la regola per cui alcuni processi devono essere sospesi per fare i processi per i reati a più gravi allarmi sociali, è di allarme l’idea che ci possa essere un premier che corrompe i testi».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76663

Il Cdm vara il Lodo Schifani bis: immunità per il premier

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “lodo Schifani bis”, il disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali. Il provvedimento garantisce così la sospensione dei processi penali in corso per le quattro alte cariche dello Stato (Capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio) per tutta la durata del loro mandato per i reati non commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Le norme, su sollecitazione del governo e per decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, approderanno nell’Aula della Camera lunedì 28 luglio. Un provvedimento simile, approvato nel 2003, era stato giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. La differenza con la prima versione del lodo Schifani, il bis stabilisce che le vittime potranno proseguire la loro azione in sede civile in maniera preferenziale. I soggetti istituzionali interessati, inoltre, potranno rinunciare, volendo, all’immunità. L’opposizione aveva respinto la proposta avanzata per il Pdl da Gaetano Pecorella, legale del premier, di andare in tempi brevi all’approvazione del Lodo, con disponibilità dell’opposizione, senza nemmeno passare attraverso la norma di sospensione dei processi inserita nel decreto sicurezza. «Non c’è e non ci può essere nessuno scambio», ha detto il ministro della Giustizia del governo ombra Pd, Lanfranco Tenaglia. Antonio Di Pietro ha annunciato opposizione al “Lodo-bis”, mentre il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha confermato la volontà di bloccare la norma salva-processi, ma disponibilità ad affrontare il tema immunità delle più alte cariche dello Stato.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76652

Greggio a 141 dollari, borse sotto shock. Federpetroli: nuova soglia a 170

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Il nuovo record toccato giovedì dal petrolio sopra i 140 dollari al barile è già stato superato. Siamo già ai 141 dollari e nel frattempo le Borse di tutto il mondo hanno registrato una brusca battuta d’arresto, simile a un crollo. A innescare gli acquisti di greggio sono inizialmente state le dichiarazioni del presidente dell’Opec, che ha previsto un prezzo dell’oro nero fino a 170 dollari al barile entro l’estate; poi la tendenza si è accentuata su un nuovo indebolimento del dollaro e sulle minacce di possibili riduzioni dell’offerta di greggio da parte della Libia. Venerdì mattina l’ondata rialzista prosegue e il barile di West Texas Intermediate -scambiato sulla Borsa merci di New York e principale riferimento per i corsi petroliferi e che ieri aveva superato per la prima volta i 140 dollari – ha stabilito un massimo storico a 141,71 dollari. Ancora più elevato il livello toccato dal Brent, il petrolio estratto dal Mare del Nord e scambiato a Londra, che ha raggiunto 141,98 dollari. Intanto l’impennata del giorno prima ha fatto crollare Wall Street, soprattutto il Nasdaq, e in conseguenza il crollo si è diffuso sulle borse europee e asiatiche anche se senza coinvolgere – anzi sostenendo -i titoli energetici, tra cui anche Eni (in mattinata a Piazza Affari +0,77% a 23,59 euro), Saipem (+1,7% a 28,69 euro) e Tenaris (+2,95% a 22,7 euro). Secondo Michele Marsiglia , presidente di Federpetroli non è affatto impossibile che il petrolio arrivi a 170 dollari al barile.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76657

La Corte dei Conti: «Meno spese o niente calo delle tasse»

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Italia sprecona nella relazione sul rendiconto generale dello Stato diffusa dalla Corte dei Conti. A differenza di Germania e Francia, ha ‘disperso’ nella spesa pubblica il bonus di 70 miliardi che aveva risparmiato aderendo all’euro. «L’euro ha consentito al nostro Paese di ridurre il peso della spesa per interessi sul Pil di più di quattro punti (poco meno di 70 miliardi di euro», ha spiegato il relatore della Corte, Fulvio Balsamo. Ma, mentre Germania e Francia hanno ridotto la spesa corrente (rispettivamente di 3,6 punti e di 0,7 punti), «in Italia la spesa corrente primaria e cresciuta di 1,5 punti» e molto più della metà dell’intero bonus dell’euro «è stato disperso in incrementi della spesa pubblica complessiva, anziché per alleggerire il fardello del debito pubblico».

La spesa pubblica italiana va ridotta nei «grandi comparti», con regole rigide che la mantengano «su tassi di incrementi inferiori al tasso di crescita del Pil» altrimenti c’è il rischio di «dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello non è privo di implicazione negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori della produzione».

Ma la Corte dei conti esprime anche un giudizio positivo sulla «ininterrotta crescita delle entrate finali (soprattutto tributarie)», il cui miglioramento «è sicuramente riconducibile anche al recupero di consistenti basi imponibili tradizionalmente erose, eluse o evase».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76614

Filippine, nuovo bilancio: sono 1500 le vittime del tifone Fengshen

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Nonostante le speranze di ritrovare sopravvissuti diventino sempre più esili un centinaio di sommozzatori sono al lavoro attorno allo scafo del traghetto ‘Princess of the Stars’, rovesciatosi sabato scorso nella provincia filippina di Romblon mentre infuriava il tifone Fengshen. Finora, riferisce l’agenzia Misna citando la stampa locale, solo 56 delle 862 persone a bordo dell’imbarcazione (tra passeggeri e uomini d’equipaggio) sono sopravvissute in quello che ormai è considerato il più grave incidente della storia della marina civile delle Filippine.

Con le 124 vittime del traghetto di cui finora sono stati ritrovati i corpi (alcuni estratti dal battello che giace ancora rovesciato a largo della costa filippina, altri trasportati dalle correnti anche a decine di chilometri di distanza) il bilancio sale a oltre 1.500 tra morti e dispersi. In altre parti del Paese, il tifone ha provocato 498 morti e 263 dispersi. Ferite anche 166 persone, decine di migliaia sfollate, in totale circa 300mila persone coinvolte. Colpita dalle inondazioni seguite al passaggio di «Fengshen» soprattutto la provincia di Iloilo.

Intanto, anche la stampa locale ormai dedica gran parte della propria attenzione al caso del battello rovesciato, su cui è stata aperta un’inchiesta iniziata che vede coinvolti oltre ai responsabili della società proprietaria dell’imbarcazione (la Sulpicio) anche funzionari della Guardia Costiera, dei porti della zona e del servizio meteorologico nazionale.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76613

Giugno 27, 2008

Pd, tutti contro Parisi: «Veltroni resterà segretario»

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«Veltroni conduce tra gli applausi di tutti una campagna elettorale difficilissima ma dopo il voto comincia il logoramento. Con una differenza profonda. Negli altri casi i leader erano i candidati di una coalizione alle politiche, in questo caso logorare Veltroni significa indebolire il partito che sta ancora nascendo». Dario Franceschini osserva con dispiacere che «è ricominciato lo sport nazionale dei gruppi dirigenti del centrosinistra: logorare il leader». Il vicesegretario Pd aggiunge che «questa disciplina va abolita» e rilancia sulla conferma della premiership di Veltroni anche per le prossime Politiche: «Penso che questo sia il mandato che ha ricevuto. A meno che qualcuno, in modo disonesto, pensi che il suo compito fosse costruire il Pd e vincere contro il centrodestra in tre mesi e in quelle condizioni». Franceschini rileva che leader europei come Cameron, Aznar, Merkel, Zapatero e Blair hanno o hanno avuto un orizzonte ampio per impostare un percorso politico: «Possiamo fare così anche noi? Anche perchè è del tutto chiaro – avverte – che il giorno in cui al posto di Veltroni ci fosse un altro, il gioco del logoramento ricomincerebbe daccapo». Parole severe per Arturo Parisi e le sue altrettanto ruvide critiche a Veltroni: «E dov’è la notizia? Parisi fa così da 15 anni. Pensa che ogni momento positivo sia merito suo e ogni difficoltà sia figlia invece della tragica colpa di non aver seguito i suoi preziosi consigli.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76534

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Norme ’salvapremier’, primo No dal Csm

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La VI Commissione del Csm ha approvato con 5 voti a favore e 1 contrario del laico di Fi Michele Saponara il parere che boccià la norma sulla sospensione dei processi contenuta nel dl sicurezza.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76636

Lo scaricabarile di Tremonti

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Inflazione programmata troppo bassa? Telefonate alla Bce. Il guizzo di Giulio Tremonti deve aver fatto sobbalzare Jean-Claude Trichet. I banchieri centrali, infatti, ci tengono all’autonomia di tutti. Delle banche e dei governi. Se è vero che la politica monetaria è oggi completamente nelle loro mani, è altrettanto vero che quella economica e di bilancio in Europa è solo nelle mani dei governi. Insomma, su quell’1,7% programmato per il 2009 Francoforte non ha poteri. Può spingere, avvertire, richiamare. In due parole: può esercitare la moral suasion. Ma non può affatto intromettersi. Neanche con una telefonata: sono i ministri a decidere. Tanto più un ministro che spesso cavalca battaglie da fare in Europa, come quella sui dazi. Figuriamoci se ha le mani legate su una materia di cui è titolare esclusivo. Nell’Unione in molti oggi si chiedono se la missione della Bce così concentrata solo sull’inflazione sia da modificare. Alcuni stati membri guardano all’esperienza della Fed che ha titolarità anche sulle politiche per la crescita. La politica e anche buona parte della ricerca economica si chiede se davvero oggi serva tenere a bada le dinamiche salariali per frenare un’inflazione tutta «importata» dalla speculazione finanziaria. Ma nessuno immagina che i governi siano sottoposti ai diktat della Bce in fatto di politica economica. Eppure quella del ministro non è solo una boutade: quell’uscita è tremontismo puro.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76524

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