da MilanoI disoccupati aumentano al ritmo di 94mila al mese, l’industria dell’auto è in grave crisi, l’inflazione è in ripresa, il petrolio alle stelle e Wall Street perde il 20% dall’inizio dell’anno. Infine è arrivato il rischio di insolvenza per i due maggiori istituti finanziari attivi nei mutui. Se c’è un ambito degli affari di Stato nel quale George W. Bush si è espresso con parsimonia è l’economia. Non che la sua amministrazione di iniziative non ne abbia prese, soprattutto dal lato dei tagli alle tasse e dello stimolo ai consumi. Ma il presidente, che pur vanta, primo nella storia del Paese, un master in Business administration (conseguito ad Harvard) ha lasciato finora che sui temi economici si esprimessero soprattutto i tecnici. Le cose sono cambiate. Allo Stato ora tocca intervenire e lo stesso presidente ne parla alla nazione. Le difficoltà di Freddie Mac e Fannie Mae hanno infatti accelerato una crisi finanziaria e di fiducia che durava da molti mesi e di certo Bush, che ha ereditato un bilancio federale in surplus di 127 miliardi di dollari (mentre ora il deficit viaggia verso i 400 miliardi) e una disoccupazione ai minimi storici, vuole far di tutto per non finire il mandato con un’America sull’orlo del collasso economico. Così ieri Bush ha convocato a sorpresa una conferenza stampa, la prima dal 29 aprile scorso, per rassicurare la nazione e, soprattutto, i mercati. Innanzitutto il presidente ha insistito sulla validità delle iniziative messe in campo dal governo per fronteggiare la crisi.
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