«Verdi tra noi», dice una delle manifestazioni quotidiane a Parma, in questi giorni, ed è davvero così: in un fervore allegro e in una riflessione pensosa la città e chi vi accorre partecipano con Verdi alla costruzione d’una civiltà consapevole e felice. Ci sono 4 opere per 25 recite complessive, incontri, mostre, iniziative per i bambini, e immagini di Verdi dappertutto. La vecchia tradizione pittoresca di sapore loggionistico e gaudente confluisce in dissolvenza incrociata nella nuova passione che unisce cultura e curiosità.Apertura folgorante con la Giovanna d’Arco: opera giovanile, discontinua, ingenua, a tratti sbalorditiva, dove la Pulzella d’Orleans finisce per non morire sul rogo e correre in battaglia, e dove un padre di oppressione fanatica la accusa davanti a tutti d’avere peccato d’amore carnale col Re. Per quello che sentiamo e che vediamo, ci aveva solo fatto un pensierino, e se non fosse per la vocazione alla verginità programmatica e alla sorte di condottiera redentrice della Francia, tutt’altro che illegittimo, perché i due erano innamorati con pienezza invidiabile e propositi sani. Dobbiamo ringraziare il regista Gabriele Lavia, che, oltre ad averci dato uno spettacolo di gesti netti, di luci e colori abbaglianti o sommessi come un segreto, nelle scene di Camera da epopea popolare e con i costumi di Viotti capaci di sbozzare un’epoca come di creare ritratti, ci ha comunicato nei gesti dei due sospettati l’attrazione carnale e il malore da passione.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295480